Beppe Mantegazza
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Nasco a Milano, citta’ in cui vivo e lavoro, nel 1975.

Tra le mie passioni: la montagna, i viaggi , la politica e la cultura in generale.

Mal sopporto intolleranza, superficialita' e menefreghismo!

Beppe Mantegazza

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ATTUALITA'

27/08/2010 - 14.38.19

A Dorel-Uomo

Dorel era un‘uomo robusto; le sue mani grosse,le sue dita incallite, non ne tradiscono la provenienza ed il suo passato. Dorel e’ rumeno, arriva da un piccolo Paese sul confine con l’Ucraina, dove faceva il contadino. Dorel ha vissuto in una Romania nera, soffocante, popolata da uomini abbruttiti dalla povertà e dalla dittatura di Ceausescu. E’ arrivato in Italia una decina d’anni fa’, attratto dalla speranza di migliorare le condizioni di vita sue , della moglie e dei loro quattro figli, attratto da chissa’ quali sogni, spacciati anche dalle televisioni italiane, seguitissime in Romania, anche perche’ la lingua italiana non e’ cosi’ “difficile “ per i rumeni. In Italia Dorel faceva il parcheggiatore, uno di quei tanti lavori che i giovani italiani non farebbero nemmeno se lo stipendio fosse buono. Un lavoro umile, anche umiliante: si lavora da un parcheggio all’altro, un giorno allo stadio, un giorno ai grandi magazzini del centro di Milano, un giorno al parcheggio del supermercato in periferia,stando sempre all’aperto: sotto il sole rovente d’Agosto o nelle gelide giornate d’inverno. Anche dodici ore al giorno, sei giorni a settimana per poter arrivare ad uno stipendio di pochissimo superiore ai mille euro. Eppure Dorel questo lavoro lo faceva con dignita’, sempre sorridente con i clienti del supermercato, dove ha lavorato per diverso tempo e dove l’ho conosciuto. Sempre gentile, anche con i clienti che facevano discussioni per non pagare il dovuto all’uscita del parcheggio, sempre disponibile, anche troppo; pareva che la sua provenienza lo mettesse a disagio, pareva quasi che si aspettasse, qualche insulto , qualche esclamazione razzista nei suoi confronti. Ed in effetti, mi raccontava, gli era capitato d’essere stato apostrofato “rumeno”, con disprezzo, quasi che la sua provenienza indicasse una predisposizione alla delinquenza, o peggio,una sorta di propensione alla malvagita’. Di che stupirsi? Forze politiche si sono create degli enormi serbatoi di voto, picchiando sul rumeno: “quelli che ci rubano il lavoro”, “quelli che ci rubano in casa”, “quelli che violentano le nostre donne” (come se le donne fossero oggetti, per giunta di proprieta’ territorale ). Dorel, questo lo sapeva, avvertiva che il clima “culturale” si era imbarbarito, ma del nostro Paese parlava sempre bene, parlava sempre bene di noi italiani:“assomigliate un po’ a noi rumeni, certo siete stati piu’ fortunati” mi diceva. Ma con la mente era sempre al suo Paese, alla Romania dove vivono i 4 figli e la ex moglie. Chissa’,forse e’ diventata ex moglie, ed ha lasciato Dorel, proprio per la lontananza. Riusciva persino a mantenere due dei quattro figli, riusciva persino a pagare l’universita’ a Bucarest, per uno di loro, risparmiando un po’ su’ tutto, persino sul mangiare “Io mangio solo la sera” mi diceva sorridendo. Gia’, Dorel ha pagato uno scotto altissimo per esser venuto in Italia a cercare fortuna:e’ stato uno schiavo dei giorni nostri, sfruttato, persino denigrato dai suoi stessi sfruttatori. L’ultima volta che l’ho visto, prima di stamattina, mi sembrava un po’ smorto in faccia, ma non pensavo fosse malato: Dorel sta morendo,ha un tumore maligno e gli sono state diagnosticate poche settimane di vita. Stamattina, appunto, sono stato in ospedale a trovarlo, era solo: sdraiato sul letto d’ospedale, irriconoscibile, magrissimo, senza piu’ capelli e giallo in volto. M’ha detto che suo fratello sta’ arrivando dalla Romania per assisterlo ed eventualmente per riportarlo a casa, perche’ Dorel ha un’ultimo desiderio: morire a casa. L’ho salutato, ho esclamato “ciao ci vediamo”, lui m’ha stretto la mano, sembrava non la volesse piu’ mollare, forse ha capito che molto probabilmente non ci rivedremo piu’. Uscendo dall’ospedale mi sono commosso, poi’ mi ha assalito un doloroso senso di rabbia e di frustrazione. Ho cercato di tranquillizzarmi, di non pensare, o meglio di giustificare quello che credo d’aver visto:“ma si’ Beppe, il Mondo va’ cosi’, non te la prendere, e’ sempre andato cosi’ ed andra’ sempre cosi’” Questo pensiero mi ha tranqulizzato per un’istante, subito dopo rimuginando, mi son detto “no, caro mio, il Mondo va’ cosi’ perche’ lo vogliamo noi cosi’, o forse perche’ non facciamo abbastanza per cambiarlo”. Saluti, Giuseppe Mantegazza

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28/07/2010 - 20.37.53

Il Nord e la mafia.

Le infiltrazioni mafiose in Lombardia allarmano, ma, a parte lo stupore suscitato da alcune inchieste, pare, purtroppo, lontana una presa di coscienza dei cittadini sulla reale portata del problema. Evidentemente, la maggior parte dei lombardi sono spaventati piu’ dai “vu’ cumpra’”, che da mafiosi che trafficano in droga, o dagli imprenditori del Nord,che con loro fanno buoni affari. L’epicentro del riciclaggio e’ Milano,ma anche nelle province di Como e Varese, vista la vicinanza con la Svizzera, il fenomeno e’ ormai di portata colossale (outlet, locali da ballo, alberghi, ristoranti). Si sa’, in tempi di crisi, i capitali scarseggiano un po’ per tutti (banche ed imprese in particolare) , ben vengano quelli ingenti, anche se sporchi. Ilda Bocassini, donna e magistrato,incorruttibile , da mesi denuncia l’omerta’ che fa’ da sfondo ed ostacolo alle inchieste. Purtroppo questo e’ un Paese dove magistrati-eroi come appunto la Boccassini o il procuratore di Palermo Ingroia, vengono quotidianamente denigrati. Saviano accusa la Lega, radicata ormai da decenni al Nord, di aver fatto poco o nulla per contrastare l’infiltrazione mafiosa. Mi par di capire pero’ che il problema sia molto piu’ profondo e radicato, manca una vera cultura della legalita’, e la presunta superiorita’ morale dei cittadini del Nord, rispetto agli abitanti del sud Italia, pare assolutamente inconsistente. L’Italia di oggi, tra corruzione dilagante, escort d’alto borgo,veline e calciatore, appare sempre piu’ sfibrata e sfiduciata. L’immagine del nostro Paese ricorda un po’ quella del film “gli intoccabili”, dove pero’, nel finale , grazie ad alcuni integerrimi uomini, la giustizia trionfa. La realta’ cinematografica e’ un’altra cosa certamente, ma credo, che questo Paese abbia gli anticorpi giusti, per poter uscire da questo periodo, a mio avviso il piu´ infido dal dopoguerra : magistrati, politici integri, giornalisti, intellettuali appoggiati dai cittadini onesti e consapevoli di questo Paese, iniziamo a dar vita ad una resistenza che si fa’ sempre piu’ robusta, e che si fa´ sempre piu´ rete. Vedremo l’autunno che cosa ci riservera’. Saluti, Giuseppe Mantegazza

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10/06/2010 - 11.40.04

BENVENUTO FILIPPO!

È nato il mio primo nipote,un bellissimo pargoletto di 3 kg.È gioia infinita.Caro Filippo,che la vita ti sia lieve e dolce

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17/03/2010 - 16.02.27

Asilo culturale alla Televisione Svizzera- (pubblicato anche sul principale quotidiano della svizzera italiana: il Corriere Del Ticino)

Nel complesso, il nostro, pare un Paese senza facolta’ d’intendere e di volere. Cio’ che e’ avvenuto al festival di San Remo credo sia paradigmatico: sul podio sono finiti, televotati, il principe stonato e l’amico della De Filippi. Ora, metterei la mano sul fuoco, che i suddetti vincitori, tra qualche anno, piu’ probabile gia’ tra qualche mese, nessuno se li’ ricordera’ piu’ (almeno per le loro doti canore). C’e’ da chiedersi come sia stato possibile? Com’e’ che artisti talentuosi ( e ce ne sono) finiscano nelle retrovie? Personalmente credo ci sia stata un’evoluzione nella societa’ italiana (o involuzione, a seconda dei punti di vista): siamo passati dalla societa’ dell’apparenza alla societa’ della finzione. Il tele-elettore medio, influenzato dai martellamenti continui della televisione, vota il principe perche’ e’ telegenico e compare un po’ in tutti i programmi Rai-Mediaset ,e vota il personaggio- meteora, perche’ anche lui e’ telegenico ed a lanciarlo sono i seguitissimi programmi della De Filippi. La societa’ della finzione , dove tutto e’ reality, non realta’, dove tutto ha un’unico senso: ingannare. E quale strumento migliore - perche’ sta in tutte le case del nostro Paese, perche’ spesso e’ l’unico modo che hanno gli italiani (sempre piu’ vecchi) di informarsi, perche’ per molti e’ l’unica possibilita’ di crearsi cultura o sottocultura – per rendere possibile questo inganno, se non con la televisione ? Dunque l’italiano medio viene indotto a televotare cantanti che non sanno cantare? Dunque l’italiano medio viene indotto a votare (mi riferisco alla politica) per alcune forze politiche ed a odiarne altre (anche alcuni programmi tradizionalmente di sinistra spesso inducono all’odio) ? Qualcuno ci vorrebbe far credere che siano gli italiani a volere certi programmi, qualcuno vorrebbe persino farci credere che la televisione non debba assumersi responsabilita’ educative? E’ come se l’autista dell’autobus, lui lucido, anziche’ riportarci a casa , dopo il lavoro, ci portasse ad una festa dove tutti sono tramortiti ed ubriachi, e ci lasciasse li’ ad ammuffire (intellettualmente s’intende). A questo punto mi domando cos’altro saremo indotti a fare o pensare? Per intanto ho richiesto asilo “culturale” alla televisione svizzera, dove capita spesso di vedere in prima serata programmi di spessore, programmi di qualita’ come “storie”, in cui si raccontano storie vere, storie di grande umanita’. I governi cambiano, Berlusconi non e’ eterno, temo che tra qualche anno cedera’ (politicamente), ma a travolgerlo’ non credo sara’ la tanto agognata “rivoluzione culturale”, piuttosto un’ondata giustizialista, manovrata poi’ da chissa’chi. Saluti, Giuseppe Mantegazza

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